STEAM, Marica Fasoli

a cura di Ivan Quaroni

opening 4 giugno ore 18.00

KōArt/Unconventional place, via San Michele, 28 – Catania

4 giugno – 30 giugno

Catania – Il prossimo 4 giugno alle ore 18.00 presso la lo spazio espositivo KōArt/Unconventional place di Catania, s’inaugura STEAM, la personale di Marica Fasoli a cura di Ivan Quaroni che per questa mostra ha scelto quindici tecniche miste su carta, dai colori brillanti e iridescenti che rappresentano degli origami costruiti e poi decomposti dalla stessa artista.

Il titolo, STEAM – acronimo di Science Technology Engineering Art Mathematics – rimanda a “una visione costruttivista, che mette in gioco contemporaneamente capacità intellettive e riflessive, manuali e creative, stimolando il confronto con gli altri e sviluppando lo spirito critico, competenze indispensabili per un inserimento attivo nella società attuale”, secondo quanto definito nel campo dell’educazione. E il suo significato viene perfettamente traslato e identificato con le opere dell’artista.

L’arte degli origami costituisce una scienza della ‘piegatura’ che permette di sviluppare concentrazione, manualità e creatività. In Giappone, si tramanda di generazione in generazione e i bambini sono educati a sviluppare la meditazione e le abilità cognitive attraverso un processo basato esclusivamente sulla geometria e sulle leggi matematiche. La carta, così fragile e duttile, costituisce l’elemento esclusivo e fondamentale per elaborare sculture sempre più ardite che diventano dei veri e propri capolavori artistici. Da tali considerazioni nasce il processo inventivo di Marica Fasoli che fa degli origami l’oggetto principale della sua ricerca.

«Nelle opere di Marica Fasoli – afferma Ivan Quaroni – la pratica pittorica iperrealista, che in passato ha caratterizzato la sua ricerca, sembra essere stata sostituita da un nuovo interesse per il campo delle espressioni aniconiche. Questo slittamento formale e linguistico è, in realtà, il risultato di una ritrovata sensibilità nei confronti dell’oggetto, anche se questo si offre allo sguardo dell’osservatore sotto forma di diagramma geometrico. Di recente, infatti, il tema iconografico che domina i suoi lavori è l’origami […] dicui Marica Fasoli riprende non l’esito finale, il manufatto che può rappresentare un animale (vero o inventato che sia), ma la sua matrice, cioè il foglio di carta che, una volta disfatto l’origami, reca i segni delle piegature, cioè le tracce di tutti i complicati passaggi che hanno permesso di trasformare una superficie bidimensionale in un oggetto volumetrico. Quando osserviamo un dipinto di Marica Fasoli, ciò che vediamo è un complesso diagramma di linee, minuziosamente lumeggiate, dettagliatamente riportate su tela come effetto di un processo di mimesi che si fa, allo stesso tempo, pratica spirituale. Come i mandala tibetani, che una volta costruiti vengono distrutti per ricordarci la caducità dell’esistenza, così gli origami di Marica Fasoli vengono svolti e dispiegati per mostrarci la matrice di cui sono fatti. Questi diagrammi conservano, infatti, la memoria del loro procedimento costruttivo, quella fitta trama di pieghe che è anche una sorta di enigmatico manuale d’istruzioni. Solo chi, come l’artista, sa costruire un origami, conosce la giusta sequenza delle piegature, l’arcano enigma (matematico e spirituale) che presiede alla sua creazione. Rappresentare pittoricamente il foglio di carta con le tracce di tale procedimento significa rappresentare l’origine stessa dell’atto creativo e, insieme, restituire nell’immagine di uno schema geometrico una pletora di complesse funzioni matematiche».

In una vita che fluisce velocemente gli origami permettono di trovare quell’equilibrio, quel senso di calma, di quiete, di consapevolezza e di benessere, attraverso una visione cosmica, che trasforma i pensieri e cerca di guardare oltre, senza sforzo, apprezzando ciò che l’Universo ci dona ogni giorno.

Da un lato misticismo, elevazione dello spirito, dall’altro pragmatismo costruzione, approccio sperimentale di causa/effetto, codificazione sul piano teorico (sc. pura) e applicazione sul piano pratico (sc. applicata): l’opera di Marica racconta tutto questo, ma ciascuno potrà rivedersi e ritrovarsi in maniera sempre diversa attraverso di essa. Miguel de Unamuno sosteneva, infatti, che gli origami sono la “scienza in grado di aprire i più vasti orizzonti al pensiero portandolo verso contemplazioni sublimi”.

Marica Fasoli. STEAM

di Ivan Quaroni

«La più alta categoria dell’intelletto immaginativo

è sempre eminentemente matematica»

(Edgar Allan Poe)

Nelle opere di Marica Fasoli la pratica pittorica iperrealista, che in passato ha caratterizzato la sua ricerca, sembra essere stata sostituita da un nuovo interesse per il campo delle espressioni aniconiche. Questo slittamento formale e linguistico è, in realtà, il risultato di una ritrovata sensibilità nei confronti dell’oggetto, anche se questo si offre allo sguardo dell’osservatore sotto forma di diagramma geometrico. Di recente, infatti, il tema iconografico che domina i suoi lavori è l’origami, termine che designa quegli oggetti tridimensionali ricavati dalla piegatura di un foglio di carta.

Questa antica arte, diffusa sia in Oriente che in Occidente, è diventata oggetto delle riflessioni dell’artista, che ha imparato a praticarla, trasformandola anche nel tema dominante dei suoi dipinti. Dell’origami, però, Marica Fasoli riprende non l’esito finale, il manufatto che può rappresentare un animale (vero o inventato che sia), ma la sua matrice, cioè il foglio di carta che, una volta disfatto l’origami, reca i segni delle piegature, cioè le tracce di tutti i complicati passaggi che hanno permesso di trasformare una superficie bidimensionale in un oggetto volumetrico.

Quando osserviamo un dipinto di Marica Fasoli, ciò che vediamo è un complesso diagramma di linee, minuziosamente lumeggiate, dettagliatamente riportate su tela come effetto di un processo di mimesi che si fa, allo stesso tempo, pratica spirituale. Come i mandala tibetani, che una volta costruiti vengono distrutti per ricordarci la caducità dell’esistenza, così gli origami di Marica Fasoli vengono svolti e dispiegati per mostrarci la matrice di cui sono fatti. Questi diagrammi conservano, infatti, la memoria del loro procedimento costruttivo, quella fitta trama di pieghe che è anche una sorta di enigmatico manuale d’istruzioni. Solo chi, come l’artista, sa costruire un origami, conosce la giusta sequenza delle piegature, l’arcano enigma (matematico e spirituale) che presiede alla sua creazione. Rappresentare pittoricamente il foglio di carta con le tracce di tale procedimento significa rappresentare l’origine stessa dell’atto creativo e, insieme, restituire nell’immagine di uno schema geometrico una pletora di complesse funzioni matematiche.

Per lo scrittore e filosofo spagnolo Miguel de Unamuno, l’origami è una scienza “in grado di aprire i più vasti orizzonti al pensiero portandolo verso contemplazioni sublimi”1. Si può affermare che esso sia anche un dispositivo per la meditazione, capace di introdurci non solo nelle segrete leggi della creazione delle forme, ma anche di illuminarci sulla fondamentale transitorietà della materia, sottoposta a un incessante processo di trasformazione.

Tuttavia, non è solo l’aspetto filosofico e spirituale di questa pratica a suscitare l’interesse di Marica Fasoli, ma anche l’enorme novero delle sue applicazioni in varie discipline, quelle che si possono riassumere nella sigla STEAM, acronimo di Science, Technology, Engineering, Art e Mathematics, un modello educativo interdisciplinare che affronta le materie scientifiche con l’approccio creativo delle arti. L’origami, infatti, non solo si è dimostrato uno strumento adatto allo sviluppo di una didattica inclusiva, basata sul Visual Learning e l’apprendimento pratico, ma è stato recentemente usato come modello per la progettazione di numerose tecnologie nei settori dell’architettura, dell’ingegneria aerospaziale, della robotica e della medicina. Tra i più strenui appassionati dell’origami spicca la figura di Robert J. Lang, fisico americano che ha lavorato per anni al Jet Propulsory Laboratory della NASA per poi abbandonare la ricerca scientifica e dedicarsi, come artista, a questa antica tecnica.

Secondo Lang, l’origami fornisce soluzioni a due tipi di problemi:

Il primo, quando vuoi creare una forma complessa da un materiale assimilabile a un foglio cercando di ridurre al minimo i tagli e gli incollaggi. Il secondo, quando la forma desiderata è, più o meno, simile a un foglio, ma vorresti farla diventare più piccola in una maniera controllabile e deterministica, per esempio nello stivaggio e nel trasporto.2

A confermare l’estrema duttilità dell’origami nella risoluzione di problemi tecnici sono le recenti invenzioni nel campo della medicina, come ad esempio, Oriceps (Origami Inspired Surgical Forceps), minuscole pinze ricavate da una sottile lamina e impiegate nella chirurgia robotica, o l’Origami Stent di Zhong You e Kaori Kuribayashi, che rimane piegato quando attraversa i vasi sanguigni e si apre una volta raggiunta l’arteria ostruita. Per non parlare delle applicazioni nella produzione di pannelli fotovoltaici, degli airbag per le automobili e addirittura di un telescopio spaziale come l’Eyeglass, creato proprio con l’aiuto di Robert J. Lang, un oggetto che può piegarsi su sé stesso durante il viaggio e aprirsi a destinazione dispiegando una lente che raggiunge fino a cento metri di diametro.

In perfetto equilibrio tra fascinazione scientifica e suggestione filosofica, l’indagine pittorica dell’artista assolve al difficile compito di comunicare attraverso l’immagine – che è il più comprensibile e universale dei linguaggi – un’idea che apparteneva già alla classicità greca, quella del Cosmos, universo armonico, che scopriamo regolato dai numeri. Ogni oggetto visibile può essere infatti ricondotto alla funzione matematica che lo definisce, una realtà astratta che precipita nel mondo delle forme solide. Proprio come le idee quando si tramutano in creazioni.

In una vita che fluisce velocemente gli origami permettono di trovare quell’equilibrio, quel senso di calma, di quiete, di consapevolezza e di benessere, attraverso una visione cosmica, che trasforma i pensieri e cerca di guardare oltre, senza sforzo, apprezzando ciò che l’Universo ci dona ogni giorno.

Da un lato misticismo, elevazione dello spirito, dall’altro pragmatismo costruzione, approccio sperimentale di causa/effetto, codificazione sul piano teorico (sc. pura) e applicazione sul piano pratico (sc. applicata): l’opera di Marica racconta tutto questo, ma ciascuno potrà rivedersi e ritrovarsi in maniera sempre diversa attraverso di essa. Miguel de Unamuno sosteneva, infatti, che gli origami sono la “scienza in grado di aprire i più vasti orizzonti al pensiero portandolo verso contemplazioni sublimi”.

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POLAR BEAR Tecnica mista su carta, 50 x 50 cm, 2022
Designed origami by Quentin Trollip