Museo di San Marco. Presentazione del volume “Il Giudizio Universale restaurato”

Firenze – Direzione regionale musei della Toscana. Museo di San Marco. Presentazione del volume a cura di Marilena Tamassia: Il Giudizio Universale restaurato.

Introdurranno il Direttore regionale musei della Toscana, Stefano Casciu, e il Direttore del museo di San Marco, Angelo Tartuferi, alla presenza della curatrice, Marilena Tamassia, già direttrice del Museo di San Marco.

Giorgio Bonsanti, Segretario Generale dell’Accademia delle Arti del Disegno e già Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure, presenterà il volume, edito da Sillabe, che nasce per illustrare i risultati conseguiti in occasione del restauro del dipinto su tavola del Beato Angelico, Il Giudizio Universale, eseguito nel 1425-1428 e conservato dal 1924 nel Museo di San Marco dove risplende ora nella sala recentemente allestita e completamente dedicata al Frate pittore. La pubblicazione del volume conclude così nel modo migliore un lungo percorso di studio, ricerca, conservazione, conoscenza e collaborazione virtuosa tra pubblico e privato che ha avuto come oggetto uno dei dipinti più belli e celebri del primo Rinascimento fiorentino.

«Martedì 31 maggio 2022, alle 17.00, sarà presentato nella Biblioteca di Michelozzo del Museo di San Marco il volume Il Giudizio Universale restaurato, a cura di Marilena Tamassia, terza pubblicazione della collana “Quaderni del Museo di San Marco” della Direzione regionale musei della Toscana.

Introdurranno il Direttore regionale musei della Toscana, Stefano Casciu, e il Direttore del museo di San Marco, Angelo Tartuferi, alla presenza della curatrice, Marilena Tamassia, già direttrice del Museo di San Marco.

Giorgio Bonsanti,Segretario Generale dell’Accademia delle Arti del Disegno e già Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure, presenterà il volume, edito da Sillabe, che nasce per illustrare i risultati conseguiti in occasione del restauro del dipinto su tavola del Beato Angelico, Il Giudizio Universale, eseguito nel 1425-1428 e conservato dal 1924 nel Museo di San Marco dove risplende ora nella sala recentemente allestita e completamente dedicata al Frate pittore. La pubblicazione del volume conclude così nel modo migliore un lungo percorso di studio, ricerca, conservazione, conoscenza e collaborazione virtuosa tra pubblico e privato che ha avuto come oggetto uno dei dipinti più belli e celebri del primo Rinascimento fiorentino. L’opera necessitava di un intervento di restauro, dopo quello, risalente al 1955, in occasione della grande mostra dedicata al pittore a Firenze e a Roma, operato da Gaetano Lo Vullo, con grande maestria, secondo i mezzi e le conoscenze dell’epoca.

Il nuovo restauro, promosso e curato, tra il 2018 e il 2019, dall’allora direttrice del Museo di San Marco Marilena Tamassia, affidato alla perizia della restauratrice Lucia Biondi e finanziato dal Rotary Club Certosa di Firenze e dagli altri club associati, si è avvalso ampiamente dell’ausilio delle nuove tecnologie messe in campo dal mondo scientifico che hanno consentito di rimuovere un insieme di patine alterate e sporco di deposito accumulati nel corso degli anni sulla superficie dipinta, con l’effetto di attutire la luce di cui è intrisa la pittura dell’Angelico e di appiattire lo spettacolare impianto prospettico, con lo scorcio ardito degli avelli scoperchiati in primo piano al centro della composizione, nonché di intervenire sulla struttura lignea.

Il volume raccoglie una serie di saggi che i maggiori studiosi del Beato Angelico hanno dedicato al Giudizio, analizzandone in modo completo e sfaccettato i diversi aspetti storici, artistici, critici, iconografici e letterari. Agli scritti di carattere storico-artistico si aggiungono le approfondite relazioni tecniche e scientifiche sul restauro, sulle indagini diagnostiche e geometrico-prospettiche eseguite nell’occasione, che fanno di questo volume una nuova e capitale aggiunta alla bibliografia specialistica dedicata all’Angelico. Il libro è arricchito da un bellissimo apparato fotografico che consente di immergersi nella meravigliosa e quasi vertiginosa enciclopedia di forme, colori ed invenzioni del Beato pittore.

La lettura dei contributi ci conduce attraverso diverse analisi, che approfondiscono tra i tanti temi l’originaria destinazione dell’opera per la chiesa camaldolese di Santa Maria degli Angeli, verosimilmente per volontà del celebre e colto monaco Ambrogio Traversari, intorno al quale si riuniva all’inizio del Quattrocento una scelta accolita di intellettuali e uomini del ceto fiorentino dominante, tra i quali Cosimo e Lorenzo de’ Medici; ma anche la originale forma del dipinto, arcaizzante e probabilmente completata da una ornata ed elaborata cornice della cui originaria conformazione niente sappiamo, ma che era collegata alla tavola per mezzo dei fori regolari che il restauro ha individuato nel suo spessore; ed ancora la complessa elaborazione geometrica e prospettica che informa la figurazione e che ha il suo vertice nella spettacolare infilata di avelli vuoti che porta verso un cielo terso e luminoso. La luce è di certo l’altro elemento costituivo dell’arte e dello stile del Beato Angelico a queste date (ca. 1425-28), nel suo inondare allegorico e mistico gli spazi metafisici del Paradiso e dell’Inferno e del gruppo centrale col Cristo giudicante, affiancato dalla Vergine, dai Santi e dalle schiere degli Angeli, luce che esalta i colori squillanti e puri che il restauro ha restituito in tutto il loro splendore

La tavola del Beato Angelico raffigurante il Giudizio Universale, è un’opera tra le più celebrate del frate-pittore. Nel sec. XIX il confratello domenicano Vincenzo Marchese definiva questa tavola: “fra tutte le meraviglie dell’Angelico, è a mio avviso la più stupenda”.

La tavola ha una forma inconsueta: è infatti rettangolare con un arco centrale a sagoma trilobata nella parte superiore.

Il soggetto dell’opera è il tema del Giudizio Universale, di cui il Frate pittore offre una interpretazione originale, ispirata alle parole del Vangelo di Matteo. Il Cristo giudice in tutta la sua gloria domina dalla sommità, attorniato da angeli, in un cerchio celestiale. La mano destra levata del Cristo invita i fedeli risorti verso i cancelli della Gerusalemme Celeste; la sinistra volta verso il basso consegna i peccatori alle fauci pietrose dell’Inferno.

La Madonna e san Giovanni Battista sono raffigurati come intercessori in una posizione straordinariamente prossima al Figlio. La schiera celeste è completata da ventiquattro santi e profeti assisi come in tribunale, dodici su ciascun lato. Così come la particolare forma trilobata, anche l’intera composizione presenta numerose novità rispetto all’iconografia tradizionale del Giudizio, con l’inserzione di personaggi del Vecchio Testamento – Adamo, Abramo, Mosè, Abele, David – accanto agli apostoli e ai santi fondatori degli Ordini nel tribunale del Giudizio. Vediamo da una parte i dannati, costretti a varcare la soglia di un Inferno così letterario che non può non far pensare a Dante e dall’altra parte l’elegantissima danza di angeli e beati verso il monte della Gerusalemme celeste, interpretata come il luogo della luce divina, che si intreccia con il giardino, espressione simbolica del Paradiso. Questa danza è del tutto nuova, di singolare armonia, illuminata da bagliori d’oro.

Al centro della composizione la fuga di tombe scoperchiate, che fa da spartiacque tra gli eletti e i dannati, guida lo sguardo attraverso tutta la profondità dello spazio del dipinto fino all’orizzonte azzurro pallido nello sfondo dove termina il mondo sensibile».

Biblioteca di Michelozzo del Museo di San Marco, Piazza San Marco 3 – Firenze

Giuseppe Longo