8 luglio 1960 a Palermo. Ricordati i morti degli scontri con la polizia e scoperte due installazioni artistiche in piazza Verdi

Palermo – Ricordati i morti dell’8 luglio 1960 a Palermo con una commemorazione in via Maqueda, all’angolo di via del Celso, e con l’installazione in piazza Verdi di due sculture realizzate da due studentesse del Liceo artistico. Alla giornata hanno partecipato la Fillea e la Cgil di Palermo, assieme all’Anpi, all’Udu, alla Rete degli studenti, al circolo Vella e al collettivo Malaspina. 

  “E’ un impegno della Cgil e delle forze democratiche e antifascite ma anche un dovere essere qui come ogni anno per l’8 luglio – ha dichiarato il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo a conclusione della commemorazione –  In piazza con  noi ci sono i parenti di Giuseppe Malleo e i nipoti di Francesco Vella, due delle quattro vittime della violenza dei fatti tragici di 62 anni fa a Palermo. C’è ancora un dolore che appartiene a un’intera comunità.  Vella, sindacalista della Fillea, era un operaio edile e gli edili qui presenti sanno cosa significa il sindacato nei cantieri e per le strade, tra precariato, sfruttamento e purtroppo ancora tanti morti sul lavoro. Mediamente ogni otto ore – ha aggiunto Ridulfo – ci sono tre morti, ogni  giorno,  una condizione inaccettabile. C’è un’azione sindacale e politica che deve tendere a migliorare la condizione di vita e di lavoro delle persone. Oggi c’è un contesto di crisi economica molto simile a quello di fine anni 50.  L’inflazione per la prima volta da 40 anni nei Paesi dell’Unione europea ha toccato l’8 per cento. Significa che ogni anno in Italia un lavoratore ci rimette la perdita secca di uno stipendio o di una pensione”. 

“Siamo qui a ricordare cosa accadde 62 anni fa e chi perse la  vita per garantire diritti e un futuro alle nuove generazioni – ha detto il segretario generale Cgil Palermo Piero Ceraulo aprendo gli interventi – Durante quegli scontri a Palermo, iniziati qualche giorno prima per lo sciopero generale indetto dalla Cgil dopo i fatti di Genova, il primo a essere colpito fu Giuseppe Malleo.  Subito dopo caddero a terra il giovane  Andrea Gangitano, venuto in città per cercare lavoro come edile. E poi fu ucciso Francesco Vella, operaio edile di 42 anni e dirigente sindacale della Fillea. La quarta vittima, Rosa La Barbera fu raggiunta alla finestra da una dei tanti colpi sparati all’impazzata dalla polizia.  Ma tra questi Vella, attivista comunista,  era il capo degli edili di Palermo. Nel  marzo del ‘60 fu eletto nel comitato direttivo Fillea,  un vero capopolo alla testa delle lotta di quei giorni. La sua cultura nasceva dalla  giustizia sociale negata e  dalle libertà offesa dalle terribili condizioni di lavoro di quegli anni. E poi alla mobilitazione c’erano operai, disoccupati, gente comune, studenti, i ragazzi dalle maglietta a strisce, che nei mesi precedentisi unirono alla lotta degli operai e furono i ribelli di Palermo”.  

    In quegli anni Palermo la città stava vivendo un momento di espansione demografica e urbanistica e iniziava la ricostruzione dai danni lasciati dalla guerra.  “L’edilizia divenne uno dei settori trainanti e molti operai si spostarono nel centro della città per trovare condizioni economiche migliori ma conobbero il disagio per la mancanza di un lavoro stabile. Questo flusso migratorio determinò una Palermo dai due volti. A distanza di  poche  centinaia di metri nel centro storico c’era una Palermo benestante e una Palermo indigente. Furono quegli anche gli anni  del sacco di Palermo perpetrato da Lima e Ciancimino, quando le istituzioni furono contaminate dalla mafia e dalla criminalità e la città di lì a poco avrebbe cambiato il suo volto”.

     In memoria delle vittime, nel 2019 la Fillea Cgil Palermo aveva indetto un concorso nelle scuole per fare cimentare gli studenti a rappresentare in forma artistica gli eventi dell’8 luglio. E oggi  con le due studentesse vincitrici del Liceo Artistico,  , sono state scoperte le due sculture realizzate con l’aiuto degli operai edili del Coime Ciro Uzzo e Diego Merendino sulla base dei modellini selezionati, ideati e progettati per la competizione. Un’opera rappresenta il gioco dei birilli, con 4 birilli rossi a terra colpiti da una grossa palla a simboleggiare le vittime e altri in piedi,  i manifestanti. Nella seconda creazione artistica il groviglio rappresenta la folla che è venuta a manifestare e le farfalle in volo i  manifestanti che lottavano per i diritti dei lavoratori. “Con queste due rappresentazioni – dicono Irene Pedalino e Vittoria Fidelio-  vogliamo mandare messaggio, un invito a  continuare a lottare per i diritti dei lavoratori”.