Fillea, il sit-in del sindacato, assieme alla famiglia, a 6 mesi dalla morte dell’operaio Giovanni Gnoffo

Ceraulo: “Non si può restare senza risposte”.  L’idea di un comitato di vittime sul lavoro e il sostegno agli studi per i figli dalla Cassa Edile

Palermo – “Non può rimanere nel silenzio un dramma come questo. Storie come quella vissuta dai familiari di Giovanni Gnoffo e dalle famiglie delle vittime del lavoro, che a Palermo sono state tante negli ultimi mesi, non possono rimanere senza risposte”.

Il segretario della Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo sotto la pioggia sferzante davanti al cantiere dove il 19 ottobre ha perso la vita Giovanni Gnoffo, per un sit-in di denuncia e di ricordo organizzato dal sindacati degli edili per rimarcare che a 6 mesi dalla morte dell’operaio ancora il processo è fermo, non è stata fatta giustizia, non si conosce la verità sui motivi per i quali  “come un giocattolo” il braccio meccanico della gru si sia staccato precipitando sull’operaio che stava sotto.  

La Fillea ha portato il suo striscione “#bastamortisullavoro” di tante battaglie e nel cancello sono appese due lettere sul “vuoto e sull’assenza” del padre di famiglia che la sera non è più tornato a casa e un cartello in cui in cui si dice “Possa il senso di colpa non darvi pace”.  

La moglie di Giovanni Gnoffo, con due dei tre figli e gli amici dei figli, i genitori e la sorella dell’operaio, stanno uniti in un dolore composto, accusano e puntano il dito sui silenzi di chi, in città e tra le istituzioni, non ha mai pensato a chiedere alla famiglia se avesse bisogno di un aiuto morale, psicologico, economico. Per la prima volta dopo 6 mesi parlano e denunciano.

“E’ un momento di forte carica emotiva per tutti. Oggi come Fillea Cgil, anche assieme alle altre categorie del sindacato e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rlst), siamo qui vicini alla famiglia, che abbiamo deciso di sostenere con la nostra presenza perché non si può rimanere nel silenzio e senza risposte sulle ragioni di una  morte sul lavoro – dice Piero Ceraulo –  Per cui abbiamo deciso di costituire un comitato per vittime sul lavoro, provando a costruire una rete di solidarietà attraverso la quale si possa interloquire con le istituzioni e chiedere quelle risposte che ancora  non arrivano rispetto a un tema, quello delle morti sul lavoro,  che ci consegna giornalmente e tristemente un quadro davvero allarmante.  Siamo pronti a scrivere al prefetto, con il quale auspichiamo una collaborazione, che veda la riapertura di quel tavolo permanente che chiedemmo e ottenemmo qualche anno fa su salute e sicurezza nei cantieri edili, che per noi diventa strategico”.

Piero Ceraulo e Monica Garofalo al sit-in

Alle spalle del sit-in, il cantiere sotto sequestro. La costruzione del supermercato era appena agli inizi, alle fondamenta. Gnoffo lavorava lì da meno di un mese. “E’ tutto , immobile, anche il mezzo meccanico, col braccio precipitato, la causa della tragedia, sta in mezzo al terreno.  Un cantiere fantasma dove il tempo si è fermato e dove, in mezzo alle intemperie e a possibili azioni vandaliche, le tracce che dovrebbero servire a ricostruire la dinamica dei fatti potrebbero già essersi alterate”.  

Una delle note positive della giornata, è la comunicazione da parte della Cassa Edile che ha manifestato la volontà di aiutare non solo la famiglia di Gnoffo ma tutti i figli di vittime di infortuni sul lavoro. “Questo sarà tradotto con un aiuto che garantirà il  diritto allo studio dei figli di Gnoffo – aggiunge Ceraulo – che ha perso la vita in un cantiere edile, a testimoniare il ruolo dell’ente bilaterale costruzioni, che da sempre si trova al fianco dei lavoratori e delle imprese”.

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