Parte anche a Palermo la campagna referendaria della Cgil “Per il lavoro ci metto la firma”

Si potrà firmare per i quattro quesiti in occasione della manifestazione del 25 al giardino Inglese e in piazza Massimo   

Palermo – Parte oggi anche a Palermo, come in tutta Italia, per la festa della Liberazione, la campagna referendaria “Per il lavoro ci metto la firma” lanciata dalla Cgil nazionale per rendere il lavoro dignitoso, stabile, tutelato e sicuro.

Sarà possibile firmare per i quattro i quesiti referendari a partire dalle 9 davanti al Giardino Inglese in occasione della manifestazione del 25 aprile e poi, dopo il corteo che si snoderà lungo le Libertà e Ruggero Settimo, anche a piazza Massimo, dove si  concluderà la manifestazione. Per la Cgil Palermo interverrà la segretaria provinciale Laura Di Martino.  

La raccolta di firme della Cgil, per abolire i licenziamenti illegittimi (Jobs Act), limitare i contratti a termine e garantire la sicurezza negli appalti, proseguirà nei prossimi giorni.

Il 29, in occasione dell’assemblea nazionale della Cgil contro mafia e corruzione, un banchetto per la raccolta firme si troverà a partire dalle ore 9 davanti all’istituto “Vittorio Emanuele III” in via Duca della Verdura, dove si svolge l’iniziativa, alla quale partecipa il segretario generale Cgil nazionale Maurizio Landini. E il 1° maggio la raccolta di firme procede a Piana degli Albanesi, prima della partenza del corteo, e a Portella della Ginestra, dove si svolge il comizio.

“Coi referendum la Costituzione torna nei luoghi di lavoro e nelle piazze – afferma il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo – Iniziare a raccogliere le firme sulla libertà delle lavoratrici e dei lavoratori proprio in questa data ha un forte valore simbolico, ci riconnette coni valori stessi della Resistenza e con i principi sanciti dalla Costituzione.  Per cambiare in meglio le condizioni di vita e di lavoro delle persone, la raccolta delle firme è solo l’inizio del cammino. Perché non basterà solo raccogliere le firme ma servirà poi la partecipazione al voto, per superare il quorum che la legge prevede in caso di referendum abrogativi”.

“Con i quattro quesiti si chiede di restituire dignità al lavoro, al diritto del lavoro, che in questi anni è stato manomesso a vantaggio solo del sistema di imprese e del mercato – aggiunge Ridulfo – I primi due referendum sono sui licenziamenti: uno, per il superamento del contratto a tutele crescenti. L’altro, per l’indennizzo nelle piccole imprese. Gli altri due riguardano la reintroduzione della presenza di causali nei contratti a termine e la responsabilità del committente sugli infortuni sul lavoro negli appalti. Per restituire i diritti alle persone, bisogna non solo contestare le norme ma  mobilitarsi per cambiarle.

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