Sicilia, l’isola del sacro: un viaggio tra i riti e i misteri millenari della Settimana Santa

“Tra tutte le feste e le processioni che caratterizzano la nostra isola quelle pasquali rivestono un ruolo del tutto peculiare e rappresentano l’emblema della disposizione d’animo siciliana dinanzi alle ricorrenza”.


Con questa frase Gesualdo Bufalino descrive i riti che caratterizzano la settimana santa in Sicilia.
La settimana che va dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua offre un caleidoscopio di eventi religiosi ed etno-antropologici di grande potenza frutto di innesti tra cultura cristiana, pagana e diverse eredità in particolare quella spagnola, del teatro greco e del dramma barocco.
Attratta da un caleidoscopio di immagini, frutto della mia atavica passione per la fotografia, mi avventuro in sentieri in parte conosciuti e per altri versi nuovi alla ricerca della mia identità attraverso simboli millenari. Le processioni, infatti, condensano, attraverso l’utilizzo di simboli, colori, musiche, passi cadenzati che rievocano le danze ancestrali, movimenti oscillatori, tuniche di colore e fatture diverse…un mondo che sembra essere scomparso, ma che, per fortuna, è ancora vivo, vibrante e testimone di importanti stratificazioni culturali.


Tra i riti più potenti spiccano i Misteri di Trapani, la processione degli Incappucciati a Enna, il Ballo dei Diavoli a Prizzi e le suggestive celebrazioni a Caltanissetta, Pietraperzia, Modica e Scicli.
Nominarne soltanto alcuni, però, significa fare un torto a tutti gli altri perché in Sicilia, durante la settimana Santa, ogni paese o piccolo borgo, ha la sua personale e caratteristica tradizione espressione dell’anima stessa della comunità locale.


Ogni anno, durante questo periodo, le strade di molti borghi siciliani si popolano di figure misteriose e devoti che partecipano alla processione coperti da cappucci attraverso i quali è possibile intravedere soltanto gli occhi. Questi cortei, che affondano le radici nel Medioevo, sono legati alle confraternite religiose laiche, che cercavano di mantenere l’anonimato e annullare il proprio ego concentrandosi completamente sulla devozione. Una delle più grandi espressioni di questo genere di tradizione la troviamo a Enna, nel cuore dell’entroterra siciliano, dove ha luogo“la processione degli Incappucciati”. I riti e le celebrazioni risalgono al periodo della dinastia spagnola, avvenuta tra il XV e il XVII secolo.
Un corteo di incappucciati si trova anche nella “Processione dei Misteri” a Trapani, che con la sua durata, che supera le 24 ore, è considerata una delle più lunghe e antiche manifestazioni religiose in Italia. Coinvolge 20 gruppi scultorei (i “Misteri”) portati a spalla per le vie del centro storico.
Il clima cambia radicalmente la Domenica di Pasqua.


A Modica la tragedia e i toni cupi della passione di Cristo lasciano il posto alla gioia della resurrezione con la festa dell’ “Incontro”, tradizione pasquale che prende il nome di “Madonna Vasa Vasa” durante la quale le statue di Cristo risorto e della Madonna, ancora vestita a lutto, si cercano tra la folla e lungo le strade fino a incontrarsi in una piazza gremita. A questo punto la Madonna, alla vista del figlio, lascia cadere il velo nero e compie il gesto del “vasuni”tra gli applausi della folla. Il pathos che si crea è potente e tocca corde emotive profonde.
A Prizzi la Domenica di Pasqua va in scena “Lu ballu di diavoli”, rito folcloristico-religioso dalle probabili radici medievali e con echi pagani della rinascita primaverile. Protagonisti sono i diavoli mascherati che cercano di impedire l’incontro tra Cristo risorto e la Madonna contrastati dagli angeli.
Per un siciliano partecipare alla Settimana Santa significa riaffermare l’appartenenza a una comunità. Le confraternite sono il fulcro di questa connessione: essere un “confrate” è spesso un’eredità familiare che unisce generazioni. Il cibo diventa elemento unificante, il dolore della passione e la gioia della resurrezione compiacimento estetico e drammatico che uniscono i siciliani in una coralità dove si celebra il rito più potente: quello del loro riconoscimento come popolo.

Maria Angela Suraci

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