La lettera.
“Sono un lavoratore precario del comparto tecnico-amministrativo dell’ASP di Palermo, assunto durante l’emergenza Covid-19. Scrivo per denunciare una situazione che, nonostante le recenti norme, continua a rimanere bloccata e senza soluzioni concrete.
I fatti sono chiari.
La normativa nazionale, a partire dall’art. 1 comma 268 lett. b) della Legge 234/2021, modificata dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) e rafforzata dal Decreto Milleproroghe 2026 (D.L. 200/2025 convertito in Legge 26/2026), ha previsto e confermato la possibilità di stabilizzazione del personale assunto durante l’emergenza pandemica. ()
Queste norme:
- prorogano al 31 dicembre 2026 il termine per maturare i requisiti;
- prevedono la stabilizzazione per chi ha maturato almeno 18 mesi di servizio, di cui almeno 6 nel periodo emergenziale;
- estendono esplicitamente la platea anche al personale tecnico e amministrativo, non solo sanitario. ()
Non si tratta quindi di una richiesta politica generica: si tratta di una possibilità prevista dalla legge dello Stato.
Eppure, a Palermo, tutto questo non si traduce ancora in una stabilizzazione concreta e generalizzata.
L’ASP Palermo ha avviato atti e delibere (tra cui la delibera n. 1800 del 5 dicembre 2025), ma senza che ciò abbia portato a una reale soluzione per centinaia di lavoratori che hanno garantito il funzionamento del sistema sanitario durante la pandemia. ()
Il risultato è una contraddizione evidente:
da una parte lo Stato riconosce il valore del lavoro svolto e apre alla stabilizzazione, dall’altra le procedure restano lente, incomplete o non sufficientemente applicate.
Nel frattempo, le conseguenze ricadono interamente sui lavoratori.
Molti di noi sono oggi senza prospettive, costretti a valutare di lasciare Palermo o l’Italia. Altri stanno pagando un prezzo personale altissimo. Nel mio caso, la perdita del lavoro e l’assenza di futuro hanno generato una condizione di depressione che mi ha portato a dover ricorrere a cure farmacologiche.
Questa non è più solo una vertenza lavorativa.
È una questione sociale, sanitaria e morale.
Parliamo di lavoratori che:
- hanno garantito servizi essenziali durante una pandemia globale;
- sono già formati e immediatamente utilizzabili nel sistema sanitario;
- potrebbero essere impiegati nelle nuove strutture territoriali del PNRR (Case di Comunità, digitalizzazione, assistenza territoriale);
- rischiano oggi di essere dispersi, con un danno doppio: umano e per il sistema pubblico.
Per questo chiediamo con forza:
- l’immediata ricognizione completa del personale avente diritto alla stabilizzazione;
- l’avvio concreto e trasparente delle procedure previste dalla normativa vigente;
- l’utilizzo delle risorse disponibili per evitare la perdita di competenze già presenti nel sistema;
- un intervento deciso della Regione Siciliana e dell’Assessorato alla Salute affinché le norme vengano applicate senza ulteriori ritardi.
Chiediamo ai sindacati di trasformare questa situazione in una vertenza prioritaria reale, non solo dichiarata.
Chiediamo alla stampa di raccontare questa realtà per ciò che è: una promessa dello Stato che rischia di rimanere incompiuta.
Dopo essere stati definiti “angeli del Covid”, oggi ci ritroviamo invisibili.
Non è accettabile.
Non chiediamo privilegi, ma il rispetto di una legge e il riconoscimento di un lavoro già svolto al servizio della collettività.
Restiamo disponibili a fornire dati, testimonianze e documentazione ufficiale.
Cordiali saluti,
Sebastiano Anello
Lavoratore precario covid Asp Palermo
Precari Covid ASP Palermo: “Lo Stato ci ha usati e poi dimenticati”
Dopo leggi e proroghe fino al 2026, centinaia di lavoratori restano senza stabilità: “Abbiamo tenuto in piedi la sanità durante la pandemia, oggi siamo invisibili”
Palermo – Durante la pandemia erano “angeli del Covid”. Oggi sono lavoratori senza futuro. A oltre tre anni e mezzo dall’emergenza sanitaria, i precari del comparto tecnico-amministrativo dell’ASP di Palermo denunciano un paradosso che ha il sapore dell’abbandono: le norme per stabilizzarli esistono, ma restano in gran parte inapplicate.
Non è una rivendicazione generica, ma una questione di legge. La normativa nazionale – dalla Legge 234/2021 fino alle più recenti modifiche introdotte con la Legge di Bilancio 2026 e il Decreto Milleproroghe 2026 – consente la stabilizzazione del personale assunto durante il Covid, prorogando i termini al 31 dicembre 2026 e includendo esplicitamente anche il personale tecnico e amministrativo.
Eppure, a Palermo, questa possibilità resta bloccata tra lentezze amministrative e mancate applicazioni concrete. Le delibere ci sono, ma non bastano. I percorsi reali di stabilizzazione non decollano.
“Abbiamo garantito il funzionamento della macchina sanitaria nel momento più difficile della storia recente – racconta un lavoratore – e oggi ci ritroviamo senza certezze, senza prospettive e senza riconoscimento”.
Il rischio è concreto: dispersione di competenze già formate, fuga di lavoratori qualificati e un sistema sanitario che perde risorse proprio mentre dovrebbe rafforzarsi grazie agli investimenti del PNRR.
Ma la questione non è solo occupazionale.
“Nel mio caso – racconta uno dei precari – la perdita del lavoro ha avuto conseguenze anche sulla salute: sono in cura farmacologica per depressione. Non è solo lavoro, è dignità, è vita”.
Una testimonianza che riflette un disagio sempre più diffuso tra i lavoratori coinvolti.
Le richieste sono precise:
avvio immediato delle procedure di stabilizzazione, trasparenza nella ricognizione degli aventi diritto e intervento diretto della Regione Siciliana affinché le norme vengano applicate senza ulteriori ritardi.
L’appello è rivolto anche ai sindacati, chiamati a trasformare la questione in una vertenza prioritaria, e alla politica regionale, finora percepita come distante.
“Non chiediamo privilegi – concludono i lavoratori – ma il rispetto di una legge dello Stato e del lavoro che abbiamo già svolto. Dopo essere stati chiamati eroi, oggi non possiamo essere trattati come un problema da dimenticare”.
La partita è aperta. Ma il tempo, per molti, è già scaduto.

