Roma – Dal 2 maggio la mostra “Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati”. Fino al 13 settembre 2026 al Museo di Roma a Palazzo Braschi.
“Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati”. Nel decennale della scomparsa, una mostra dedicata al percorso umano e artistico di un maestro del cinema italiano.
Commento diRoberto Andò
«Un pomeriggio di molti anni fa, Ettore Scola mi spiegò che ci sono due modi per smettere di fare il regista – un lavoro che non si vorrebbe mai finire – e che questi due modi corrispondono a due diverse concezioni del mondo. C’è chi preferisce essere artefice del proprio ritiro, e chi, invece, si condanna a subirlo. Il suo modello era Billy Wilder, che al cinema si era sottratto prima che l’industria hollywodiana lo mettesse ai margini.
Quando decise che era arrivato il momento di smettere, Ettore Scola lo fece con quella eleganza lucida e malinconica che ha sempre contrassegnato il suo passo.
È stato uno dei grandissimi del cinema mondiale e ci ha lasciato dieci anni fa, dopo aver dato al pubblico un ultimo cenno di saluto con un film, Che strano chiamarsi Federico, immaginato con l’aiuto affettuoso delle figlie Silvia e Paola, e della compagna di una vita, Gigliola. Un film sul suo rapporto con Federico Fellini, sul periodo del “Marc’Aurelio”, sull’iniziazione alla professione con Maccari, Steno, Age e Scarpelli, un’opera testamentale concepita come un’ultima missiva da un mondo che aveva deciso di abbandonare per sempre: il cinema.
Se gli chiedevi come trascorreva le sue giornate senza fare film, Ettore ti rispondeva tranquillo: “Leggo, anzi rileggo, e mi occupo dei miei nipoti”. C’era qualcosa di stoico in questo atteggiamento, frutto della consapevolezza che il paesaggio umano – e dunque anche politico e morale – in cui si era realizzata la sua opera, negli ultimi anni, in Italia, era drasticamente cambiato. Una disillusione la sua, filtrata da una vena profondamente ironica e autoironica. Si definiva volentieri un pigro che aveva trovato nella scrittura per il cinema il modo di vivere più congeniale. Questa presunta pigrizia non gli ha impedito di diventare uno dei nostri più grandi registi. I suoi film continuano a essere amati ovunque e a ispirare, a ogni latitudine, i giovani registi. Per lui vengono in mente le parole della fine del Simposio di Platone, pronunciate da Socrate: commedie e tragedie non dovrebbero essere scritte da autori differenti. La voce di Scola è riuscita a compiere una sintesi apparentemente impossibile: declinare la leggerezza della commedia con la profondità della tragedia. Il suo cinema continua a dirci molto sulla nostra vita e sulle nostre illusioni. E lo fa senza stabilire un confine netto tra crudeltà e divertimento, tra farsa e tragedia, tra malinconia e ironia. Ettore ha lasciato, con la sua filmografia, un’opera che si può definire romanzesca. Basterebbe rivedere C’eravamo tanto amati (1974), un titolo che ormai corrisponde a uno dei refrain della nostra esistenza, per misurare la sua grandezza di regista: la capacità di raccontare i temi chiave della vita – la scelta, la delusione, l’amore, l’impegno – distillati lungo trent’anni di storia italiana, dal 1945 al 1975, attraverso le vicende di tre amici interpretati da Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores, tutti innamorati di Luciana (Stefania Sandrelli), personaggi meravigliosamente empatici di cui restano battute memorabili, come quella sulla virtù: “Negli onesti c’è quella purezza che, se gli capita l’occasione, diventano più mascalzoni dei mascalzoni veri”.
Un altro degli affreschi geniali che Scola ci ha lasciato è La terrazza (1980), un film in cui, ancora una volta, cerca di agguantare il gusto della vita che fugge, la sua promessa di pienezza. Un film profetico sugli intellettuali, sullo spreco, sulla crisi dell’élite italiana. “Volevo che fosse la commedia per eccellenza, la commedia sulla commedia, la commedia autocritica degli autori della commedia, di una generazione di intellettuali romani” avrà poi modo di dire. In ogni film –
da Brutti, sporchi e cattivi (1976), per il quale vinse il premio per la miglior regia a Cannes, a Una giornata particolare (1977), a La famiglia (1987), a Ballando ballando (1983) – la sua commedia si fa vertiginosa discesa nel cuore umano, epopea del dolore dell’uomo, o riflessione sulla Storia, come in Il mondo nuovo (1982) o Concorrenza sleale (2001).
La sua opera è una ininterrotta conversazione sul carattere degli italiani: dalla esperienza della guerra alla speranza intravista e solo vagheggiata del dopoguerra, fino alla corruzione dei decenni a venire, contrassegnati da quella disinvoltura morale con cui caratterizzerà il tono di alcuni suoi indimenticabili protagonisti. Ma Ettore era un moralista che non amava i giudizi moralistici.
Nei confronti dei suoi personaggi, anche quelli peggiori, si poneva senza giudicare. Amava la militanza politica e ha voluto dedicarvi, con costanza e intelligenza, molta passione e tempo. Membro influente del Partito Comunista Italiano, per tanti anni ne è stato anche, nel mondo della cultura e del cinema, il più autorevole messaggero. Una volta gli chiesi di presentare il mio romanzo Il trono vuoto e lui, dopo averci pensato un po’, mi disse che si sentiva in imbarazzo e preferiva di no: “Ho fatto parte di questo partito in modo ideale e anche sentimentale, non me la sento di criticarlo ora che sta affondando.” A distanza di tempo, quando vide il film Viva la libertà, tratto da quel romanzo, mi telefonò per dirmi che aveva sbagliato a non presentare il libro e che aveva capito che il mio era un romanzo sulla speranza e sul cambiamento. Era un gesto che rivelava perfettamente il suo modo di essere.
Gentile e affilato, colto e malinconico, amava la sprezzatura, non l’enfasi e la solennità degli autori che si prendono troppo sul serio.
Negli ultimi tempi ho avuto la gioia di frequentarlo molto e posso dire che si era instaurata tra noi una certa amicizia, da me vissuta con pudore e devozione. Mi commuoveva il modo con cui si dedicava al comune amico Francesco Rosi e, negli ultimi tempi, ci capitava di scambiarci delle telefonate per comunicarci le impressioni sul suo stato di salute. Era molto generoso nell’amicizia e credeva in modo autentico nel dialogo tra generazioni.
Un giorno mi chiamò chiedendomi di passare da lui, in studio, nel pomeriggio. Quando lo raggiunsi, mi fissò con quell’intensità profonda che era la sigla del suo sguardo, poi estrasse da un cassetto una sceneggiatura e me la consegnò: “Questa è una sceneggiatura a cui tengo molto; se ti piace, vorrei che ne facessi il film. L’ho scritta anni fa, avevo anche cominciato la preparazione, poi ci ho tolto mano. Ma mi farebbe piacere che prima o poi qualcuno lo realizzasse, e ho pensato a te”.
Era una storia bellissima ed è inutile dire che, anche se non ho fatto il film, porterò sempre con me questa offerta come una gratificazione che vale più di mille premi. Come un talismano». (Roberto Andò)
Museo di Roma – Sale primo piano. Piazza San Pantaleo, 10 – Piazza Navona, 2, Roma
Info:
Mostra: “Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati”. 2 maggio (apertura al pubblico) – 13 settembre 2026.
Orari: Dal martedì alla domenica ore 10:00-19:00. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Chiuso il lunedì.
Biglietteria:
Biglietto “solo Mostra”
€ 11,00 biglietto “solo Mostra” intero;
€ 9,00 biglietto “solo Mostra” ridotto;
€ 4,00 biglietto “solo Mostra” speciale scuola ad alunno (ingresso gratuito ad un docente accompagnatore ogni 10 alunni);
€ 22,00 biglietto “solo Mostra” speciale Famiglie (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni);
€ 11,00 biglietto “solo Mostra” speciale Famiglie (1 adulto più figli al di sotto dei 18 anni);
Biglietto “cumulativo” Museo di Roma + Mostra
€ 19,00 biglietto “cumulativo” intero per i non residenti a Roma;
€ 13,00 biglietto “cumulativo” ridotto per i non residenti a Roma;
Ingresso con biglietto gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.
Web: www.museodiroma.it
Ph.
Disegno di Ettore Scola, Splendor, penna nera e pennarelli su carta. Archivio Famiglia Scola
“Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati” Foto credit Marino Festuccia.

Giuseppe Longo

