Carceri, sicurezza e dignità: dalle parole ai fatti

Palermo – La situazione degli istituti penitenziari italiani richiede oggi risposte concrete. Alle dichiarazioni di principio devono seguire interventi capaci di garantire sicurezza, ordine e tutela effettiva degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria.

Salvatore Sardisco

Ogni giorno il personale è chiamato ad affrontare aggressioni, minacce, disordini ed eventi critici che mettono a rischio non soltanto gli operatori, ma anche gli stessi detenuti e il corretto funzionamento dell’intero sistema penitenziario.

In qualità di Coordinatore Nazionale della FSI-USAE Polizia Penitenziaria, ritengo sia necessario aprire una riflessione seria su strumenti e soluzioni concrete, anche recuperando, laddove possibile, esperienze che in passato hanno consentito di gestire situazioni di particolare complessità e pericolosità.

Tra le ipotesi che intendiamo sottoporre all’attenzione della politica vi è quella di valutare, nel pieno rispetto della normativa vigente, la riattivazione di strutture penitenziarie insulari o comunque particolarmente idonee alla custodia di detenuti sottoposti a regimi di maggiore sicurezza, soprattutto nei casi caratterizzati da reiterati episodi di violenza all’interno degli istituti.

Non si tratta di invocare forme indiscriminate di isolamento, ma di individuare strumenti che consentano una gestione più efficace delle situazioni più difficili, evitando che comportamenti sistematicamente violenti possano compromettere la sicurezza del personale, intimidire altri detenuti o alterare gli equilibri all’interno delle strutture.

Anche l’allontanamento, nei casi previsti dalla legge e disposto dalle autorità competenti, dai contesti nei quali si siano consolidate particolari dinamiche criminali può contribuire a interrompere meccanismi di pressione e sopraffazione.

Il carcere deve essere il luogo nel quale lo Stato afferma pienamente la propria presenza, garantendo insieme legalità, sicurezza, dignità della persona e finalità rieducativa della pena. Sono principi che non si contrappongono: al contrario, devono necessariamente procedere insieme.

Non chiediamo misure punitive al di fuori della legge. Chiediamo regole certe, strumenti adeguati e condizioni di sicurezza dignitose per chi, ogni giorno, svolge il proprio servizio negli istituti penitenziari.

La Polizia Penitenziaria non può essere lasciata sola di fronte al crescente numero di episodi di violenza.

Alla politica rivolgiamo quindi un appello preciso: è tempo di trasformare il confronto sulle criticità del sistema penitenziario in decisioni concrete.

Perché le idee acquistano valore quando diventano azione. E oggi le nostre carceri hanno bisogno soprattutto di questo: scelte responsabili, risorse adeguate e interventi tempestivi.

Salvatore Sardisco

Coordinatore Nazionale FSI-USAE Polizia Penitenziaria

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