Monreale (PA) – «Non basta dire basta». Nicolò Mannino, presidente del Parlamento della Legalità Internazionale, lo ripete da anni ai ragazzi che incontra nelle scuole. In questi giorni quella frase è uscita dalle aule ed è arrivata nelle strade di mezza Italia. Va presa sul serio, ma va presa per intero.

Cominciamo da ciò che i giovani chiedono, perché merita ascolto. Venerdì 16 ottobre gli studenti sono scesi in piazza soprattutto per le scuole che cadono a pezzi e per i fondi all’istruzione, considerati insufficienti. Hanno contestato anche il decreto sul tetto agli alunni stranieri e i fondi destinati all’industria bellica. Sabato la protesta si è allargata a chi vive di stipendi bassi, affitti alti, carburante caro e liste d’attesa infinite, prendendo esempio dalla Francia e dalla Spagna. Non è un malessere con un’unica bandiera: il 24 ottobre a Roma toccherà agli studenti di destra. Chi liquida tutto come capriccio non ha capito che cosa sta succedendo.
Poi c’è l’altra faccia di sabato. A Milano, Bologna e Torino qualche centinaio di ragazzi, molti minorenni e senza appartenenze politiche, si è separato da cortei pacifici. Contro la polizia ha lanciato sassi, bottiglie e bombe carta. Fra Torino e Roma, riferiscono i sindacati di polizia, i feriti tra gli agenti sono una decina. Su questo il Parlamento della Legalità non ha incertezze: la violenza contro le persone e contro le cose va condannata, sempre. Chi la usa non rafforza la protesta. La svuota, e consegna ai detrattori l’alibi per ignorare migliaia di ragazzi perbene.
La vicinanza alle forze dell’ordine, per il movimento, ha nomi e volti. Il vicepresidente Salvatore Sardisco ha passato l’intera vita professionale nella Polizia penitenziaria. Il dialogo con prefetti, questori e scuole di polizia è parte del lavoro quotidiano dell’associazione. Sardisco conosce bene l’agente in tenuta antisommossa: ha spesso pochi anni più dei manifestanti e paga gli stessi affitti. Tenere insieme questi due mondi non è equilibrismo. È coerenza. E se in qualche piazza ci sono stati ragazzi feriti, chiarire ciò che è accaduto rafforza la divisa, non la indebolisce.
Torniamo allora alla frase di Mannino. Dire basta è il primo passo, ed è giusto che i giovani lo facciano ad alta voce. Ma il secondo passo è il più difficile: trasformare la rabbia in proposte, l’assemblea in idee, il corteo in partecipazione. Il Parlamento della Legalità Internazionale sta lì, accanto ai ragazzi che hanno raccolto quel grido e a chi ogni mattina indossa una divisa per proteggerli.
Una piazza che distrugge si dimentica in fretta. Una piazza che costruisce, invece, cambia un Paese.
Copertina_al cx Nicolò Mannino
Leonardo Lamberto Scaglione

