
Palermo – Frequenze, vibrazioni, alterazioni, discromie. Michelangelo Penso da tempo indaga le inevitabili conseguenze che possono avere nel momento in cui attraversano lo spazio fisico. Da questa ricerca nasce “Mediterranean frequencies” installazione site-specific sospesa, a cura di Leo Lecci, inaugurato nell’atrio del RISO – Museo regionale d’arte moderna e contemporanea di Palermo. L’installazione in PVC nasce nell’ambito del progetto Opere in Cantiere, ed entra nel percorso di visita: gli artisti interpretano lo spazio che è sottoposto a restauro.
“Gli artisti interpretano gli spazi scoperti dell’atrio centrale che a breve saranno riqualificati – spiega la direttrice di RISO, Evelina De Castro –. Ogni intervento site specific è abbinato alla necessità dell’artista di pensare ad un’opera che si adatti e nel caso si modifichi in relazione al cantiere in continua evoluzione. Michelangelo Penso, pur impegnato in una stagione particolarmente attiva della sua creatività, ha raccolto gli stimoli e realizzato al RISO un’opera legata al suo più ampio progetto in chiave mediterranea”.
Michelangelo Penso, da anni impegnato in una ricerca di respiro internazionale, indaga le relazioni tra arte, scienza e tecnologia, esplorando le strutture invisibili che regolano la materia e ne determinano le trasformazioni. Penso ha lavorato sul porticato dell’atrio centrale di Palazzo Riso e sulla sua specifica identità culturale e geografica: tramite strutture modulari in PVC, ispirate al movimento delle onde, alle correnti marine e alle sonorità portuali, nasce una scultura tridimensionale sospesa nell’architettura dell’atrio monumentale, che precede il cantiere. La configurazione plastica traduce in forma una trama di sollecitazioni, ritmi e variazioni, restituendo una percezione sensibile di fenomeni altrimenti impercettibili.
Il Mediterraneo costituisce il nucleo concettuale dell’opera: un campo di scambi e stratificazioni, attraversato da culture, memorie, linguaggi e identità che nel corso dei secoli hanno generato nuove forme e significati. La sua geografia diventa materia di una riflessione sulla circolazione, sulla risonanza e sulla continua riscrittura delle relazioni umane. “Nel non-tempo del Mediterraneo, la storia non è più una linea, ma una frequenza. Le civiltà si ascoltano, interferiscono, risuonano” spiega Michelangelo Penso.
“Mediterranean frequencies” è di fatto una scultura viva, che reagisce – data la flessibilità del materiale – alle sollecitazioni ambientali, introducendo una componente di variabilità che richiama il movimento incessante del mare, modificato dal vento, dalle maree e dalle correnti. L’opera assume così una configurazione aperta, nella quale la forma conserva una propria instabilità e si presta a differenti percezioni dello spazio.
Mediterranean Frequencies nasce anche dalla collaborazione dell’artista con il compositore Christophe Floquet e il soprano Cynthia Ranguis, che proporranno una loro esibizione durante il vernissage. La componente sonora amplia la ricerca di Michelangelo Penso, intrecciando scultura, musica e voce in una costruzione percettiva in cui lo spazio architettonico partecipa attivamente all’esperienza dell’opera.
Michelangelo Penso [1964]è nato a Venezia, dove vive e lavora.
Ha esposto in gallerie private e istituzioni pubbliche dal 1981. Tra le principali mostre, la presenza nel 1993 alla 61° Biennale d’Arte di Venezia, Punti cardinali. Tra le più recenti esposizioni (in ordine di tempo), nel 2019 Corridoi del tempo, personale al MACRO di Roma; Cronotopo, personale presso The Flat – Massimo Carasi, Milano; Vibration Tree, Dolomiti Contemporanee, Forte di Monte Ricco, Belluno. Nel 2020 Dimensioni Infinite, personale al CAMeC La Spezia – Frequencies, personale alla Galleria Alberta Pane, Parigi. ARCIPELAGO APERTO, Magazzini del sale, Venezia. Nel 2021 Human vibe CICA MUSEUM Perspettive 2021

