
Roma – Correnti Sotterranee. Le stratificazioni del tempo e della memoria. Opere di Marina Baciocchi (31 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027). Museo delle Mura.
Testo critico Cecilia Spetia – Correnti Sotterranee Museo delle Mura
Scriveva il noto Storico e Critico d’Arte Lionello Venturi nel 1945 nel suo libro Storia della Critica d’Arte : ” La creatività di forme e colori è l’unico diapason per giudicare l’arte, ma la creatività non è isolata dalla vita dell’uomo. La pittura, si sa, è una professione; eppure per diventare arte anche la pittura deve andare al di là dei limiti della professione, deve impegnare tutta la vita dell’artista”. E ancora, nella stessa pubblicazione, sostiene: “Evita la passione solo chi giudica per principi astratti, e non per adesione spontanea all’atto della creazione”. (L. Venturi, Storia della Critica d’Arte, Roma, 1945). A questo proposito vale la pena di ricordare, anche le parole di un altro grande storico e critico d’arte, Arnold Hauser, che apriva il suo libro Le Teorie dell’Arte con la frase : “Le opere d’arte sono una forma di provocazione” (A. Hauser, Le Teorie dell’arte, Monaco 1958, Torino, 1979, rist.).
Ancora oggi si può affermare che questo pensiero sia pienamente attuale. Mettersi davanti ad un’opera d’arte, costringe lo spettatore a cimentarsi con un proprio vissuto personale oltreché con quello dell’autore dell’opera stessa. Sensazioni, emozioni, ricordi, fantasia, ci appartengono, fanno parte egualmente del nostro DNA, ed emergono ogni qualvolta ci rapportiamo al mondo dell’arte. Come affermava anche Rothko, nei suoi noti scritti : ”Per noi l’arte è un’avventura in un mondo sconosciuto, che possono esplorare solo quanti siano decisi ad assumersene i rischi” (M. Rothko, Scritti sull’arte, Parigi 2005, Roma, 2006).
Marina Baciocchi, più di trent’anni di lavoro artistico alle spalle ha sempre proposto, nei suoi lavori, un approccio particolare alla dimensione del vedere e del sentire umano, scaturito anche dalla partecipazione ad una ricerca nuova e originale, altamente scientifica, svolta nei seminari di Analisi Collettiva tenuti dal noto Psichiatra Massimo Fagioli. Alcuni dei temi rappresentati nei suoi quadri sono, infatti, profondamente legati a questa esperienza unica e irripetibile di cura, formazione e ricerca.
Dagli esordi nel 1988, che l’ha vista impegnata nella lavorazione di sculture e quadri-pannello in ceramica, alla successiva scoperta della pittura ad olio e più tardi dell’acquerello, la sua ricerca è passata dalla stesura del colore in maniera tradizionale, alla sperimentazione del materico. L’artista ha sempre esplorato nuovi linguaggi espressivi, compreso l’uso della luce a Led nel 2017, in una continua proposizione di esperienze visive che riuscissero a trasmettere, la poeticità delle immagini. La linea, tracciato vitale in tutto il suo percorso pittorico, è innanzitutto segno su e nel colore, è fusione e separazione di piani cromatici, è tridimensionalità quando fuoriesce dalla bidimensionalità del quadro e si fonde con la materia soprattutto nelle opere eseguite tra il 2003 e il 2011.
La scelta delle opere esposte, molte delle quali già presentate in altre occasioni e facenti parte anche di collezioni private, abbraccia un arco temporale ampio che va dal 2016 al 2026. La scelta delle opere è legata al rapporto tra esse e il magnifico spazio “antico” in cui sono esposte. Rapporto che come spiega anche la stessa artista, parlando del criterio che ha privilegiato alcune rispetto ad altre, è stato dettato dal voler rappresentare: ” l’inesorabile forza della storia che continua a plasmare il presente, invitandoci a scavare con lo sguardo oltre le pareti visibili, fin dentro il cuore pulsante e nascosto dell’Urbe”. Nel percorso adottato si evidenzia sempre, l’interazione esistente tra linea, colore, luce e materia; quest’ultima poi, grazie all’uso di materiali diversi quali stucco, cemento, bitume, resina, sabbia e terre, si propone, allo spettatore, come una pelle sulla tela dalla superficie grezza. E’ evidente in questa scelta il rimando agli strati materici del tempo, depositati sulle mura antiche che ospitano la mostra. Dunque,Correnti Sotterranee della nostra attualità, presenza umana lasciata nel corso della storia che ha forgiato il nostro presente.
Aprono la mostra i due dipinti Antico Borgo e Sincronia Verticale, proponendo nella loro essenzialità, un legame emotivo con un passato vissuto, nell’immagine di antiche mura o città dimenticate ma ancora presenti nella memoria collettiva. L’uso della tecnica mista che realizza una profondità materica delle tele, dà a queste uno spessore tattile, esaltandone il colore nei suoi contrasti tonali. Colore graffiato, inciso, screpolato, percorso da segni e forme geometriche, che costruiscono un’immagine indefinita che è presenza, racconto di storie, momenti e attimi di vita, anche solo accennati.
Più introspettivi e misteriosi i due quadri realizzati quest’anno, Correnti Sotterranee che dà il titolo alla mostra, e Richiede indubbiamente coraggio. Entrambi modulati sui toni del rosso, dei chiari e degli scuri ci aprono lo sguardo ad immagini indefinite quasi traduzione di un sentire più che di un vedere. Ma sia nello sviluppo in orizzontale del primo che in quello verticale del secondo, il colore è pulsare, scorrere di emozioni, armonia di suoni senza parole. Cosa ci ha voluto comunicare l’artista in questa fusione e separazione di contrasti tonali? L’immagine di un primo vagito? Il passaggio tra due mondi indefiniti che è solo memoria di una nascita lontana che ritorna negli attimi più intensi della nostra vita? Forse doverlo ammettere richiede “indubbiamente coraggio”.
Anche tra le due composizioni La città al risveglio e Memorie i nessi visivi sono evidenti.L’artista ritorna ad evocare immagini che sono presenti nel nostro trascorrere del tempo e del giorno. Osservandoli ad una giusta distanza, il tema del soggetto, identico nel contenuto, può presentare una lettura su più piani. Da una parte l’immagine di una grande città, in cui i tratti marcati delle linee, suggeriscono il suo movimento inarrestabile e continuo di uomini e cose; dall’altra gli alti grattaceli, moderne torri dello spazio collettivo, sembrano rispecchiarsi in una quieta baia addormentata nel tempo. Il segno compone la trama di una realtà in cui ritroviamo la dimensione attuale del nostro esserci, in cui le vite umane si incontrano, si scontrano o si estraniano nel vivere quotidiano. In entrambi i quadri il colore materico prendendo le mosse dall’astrattismo informale, condensa e suggerisce in segni essenziali quell’idea di alienazione urbana in cui però è ancora possibile oltrepassarne i confini con uno sguardo poetico.
Ancora in Confini invisibili, anch’esso del 2026, ritroviamo nuovamente nello scorrere continuo tra luce e materia, quel rapporto strettissimo tra tempo e spazio che, come nel quadro Correnti Sotterranee, restituisce anche una nuova vitalità al colore. Esso diventa così un infinita tavolozza cromatica, quasi a ricordarci quanto scrisse su di essa Vasilij Kandinskij : “(…) l’esperienza viva del colore che esce dal tubetto, la provo ancora oggi: una pressione delle dita, ed ecco, festosamente, con esultanza, in maniera pensierosa, sognando, sprofondati in sé con scherzoso brio, con un sospiro di liberazione, col suono profondo della malinconia, con forza e resistenza ostinate, con tenerezza e dedizione cedevoli, con caparbio dominio di sé, con delicata instabilità di equilibrio, ecco l’emergere uno dopo l’altro di questi esseri singolari che si chiamano colori, vivi ciascuno in sé e per sé autonomamente dotati di tutte le qualità necessarie a un’ulteriore vita autonoma e pronti in ogni momento a mescolarsi fra di loro e a creare serie infinite di mondi nuovi.”(P. Sers, a cura di, V.Kandinskij, Tutti gli scritti, Milano, 1973).
Nell’opera Oltre la riva, l’artista torna all’uso del colore puro sulla tela, in cui avvalendosi delle possibilità del particolare tipo di colore ad alcool usato, riesce ad ottenere effetti di dissolvenza cromatica molto simili all’acquerello, tecnica questa che l’ha vista impegnata negli anni dal 2018 al 2023. Ancora una volta il colore si fa immagine in un continuo fluire di emozioni che, coinvolgendoci, permette ad ognuno di ritrovare quel tempo infinito fatto di attimi trascorsi appartenenti alla storia di ognuno.
Questa continua, personalissima e imprevedibile ricerca di comunicazione e di pensieri attraverso il “fare artistico”, comprende anche le due ultime opere esposte Mio mar del 2017 e Tracce sotterranee del 2018. Se nella prima, la suggestione di una profondità emotiva è legata all’immagine di un mondo marino sommerso, squarciato dal taglio luminoso della luce a Led sottostante, rivisitazione personale del movimento Spazialista italiano, diverso è l’effetto voluto in Tracce sotterranee. In questa seconda opera ritroviamo, nella ricerca dell’autrice, la proposizione di uno spazio-tempo indefinito, che si palesa nell’immagine, quasi onirica, di una grotta illuminata da squarci di luce, in cui stalattiti e stalagmiti si trasformano in cascate di acqua ottenendo un palese effetto visivo di continuo e inarrestabile movimento.
La scelta dei titoli e dei temi trattati in questa mostra si lega profondamente alla valenza e all’unicità dello spazio storico che la accoglie, proponendo e mantenendo vivo quel dialogo tra ciò che è testimonianza del passato e ciò che nel presente è vissuto umano. Anche in questa occasione, la proposta di questa mostra nasce, per l’artista, da un’esigenza profonda di comunicare, far conoscere, confrontarsi, “portare alla luce” nuove dimensioni del proprio continuo lavoro creativo, di una propria personale ricerca. Marina Baciocchi, continua a svelare nella sua infinita tavolozza, il legame profondo che si instaura da sempre tra artista e coloro che si pongono di fronte alla sua opera. I titoli stessi, nella loro poeticità, raccontano pensieri e immagini di un’identità femminile, che obbliga chi guarda, a ritrovare ogni volta una propria immagine-sensibilità profondamente umana. Si crea così un caleidoscopio di sensazioni e sogni ad occhi aperti che ci regalano ogni volta la possibilità di vedere come la bellezza di un racconto, di memorie/immagini, possa essere per ognuno, l’occasione di ritrovare una storia diversa anche nel proprio vissuto personale (Cecilia Spetia Critica e Storica dell’Arte).
Museo delle Mura. Via di Porta San Sebastiano, 18, Roma
Info:
Mostra: Correnti Sotterranee. Le stratificazioni del tempo e della memoria. Opere di Marina Baciocchi.
Orari: Da martedì alla domenica ore 10.00-16.00. Ultimo ingresso un’ora prima. Giorno di chiusura: lunedì.
Biglietteria: Ingresso gratuito.
Promotori: Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
A cura di: Marina Baciocchi.
Servizi Museali: Zètema Progetto Cultura.
Info Mostra:
Telefono: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)
Descrizione:
Di fronte all’imponenza e alla stratificazione di un luogo plurimillenario quale il Museo delle Mura, l’artista Marina Baciocchi avverte una forza evocativa che si è studiata di tradurre in opere di pittura astratte e materiche, oggetto dell’esposizione. A spiegazione del titolo scelto, queste le sue parole: ‘…sotto la superficie di queste antiche fortificazioni scorrono i fiumi ininterrotti del tempo, della storia e del ricordo. La mostra ‘Correnti Sotterranee’ invita il visitatore a percepire proprio questi movimenti invisibili. Le opere esposte sono un’indagine profondamente materica su ciò che è celato’. L’artista trasforma la tela in un palinsesto stratificato, dove il pigmento pesante, la calce e il gesso rievocano la stratigrafia archeologica e l’accumulo geologico. La suggestione provocata dall’idea del passare del tempo, e anche dal suo essere concretamente rappresentato dalle vestigia delle antiche mura, si traduce talvolta in paesaggi solo suggeriti e accennati, come fossero emersi da memorie e ricordi ancestrali, da una dimensione inconscia personale e collettiva.
Web:
www.museodellemuraroma.it
www.museiincomune.it
www.zetema.it
Ph.
Marina Baciocchi, Confini invisibili, 2026.
Marina Baciocchi, Sincronia verticale, 2017_copertina

